Chi conosce veramente i gatti, conosce anche tanti esemplari del genere umano maschile che li amano alla follia, alla faccia dello stereotipo che li vuole compagni preferiti prevalentemente dalle donne.

Un esempio per tutti. Ernest Hemingway, il famoso scrittore e giornalista americano vincitore nel 1954 del premio Nobel per la letteratura, amava moltissimo i gattitanto da lasciare ai suoi 56 gatti la sua bellissima casa sull’isola di Key West, in Florida, oggi diventata un vero e proprio museo.

Pare, tra l’altro, che amanti dei gatti siano anche personaggi del calibro di Bill Clinton, John Lennon e persino Isaac Newton.

Malgrado tutto, fino a oggi nell’immaginario collettivo i gatti restavano retaggio delle donne. Ci ha pensato  un’indagine che arriva dal Regno Unito a mettere a posto la questione.  Il numero dei gatti nel Paese della regina Elisabetta nell’ultimo anno è aumentato di 500mila unità, portando il totale dei “domestici” a quota 8 milioni. Aumento, come ha precisato l’associazione dei Pet Food Manufacturers grazie al sondaggio su un campione di 8mila famiglie, che vede in prima linea la popolazione maschile del Regno Unito.

C’è chi pensa sia una moda. Si fa avanti l’ipotesi che sia solo frutto di una “moda” grazie all’attore e conduttore radiofonico e televisivo Russel Brand con il suo gatto Morrissey o al cantautore Ed Sheeran Graham che, dopo aver salvato un piccolo randagio, gli ha creato un account su Twitter (Graham the Kitten), facendo letteralmente impazzire il popolo dei social esattamente come l’attore James Franco che ha postato su Instagram una foto in divano con i suoi due gatti.

Il report inglese.  Gli intervistati hanno affermato di condividere la propria casa e il proprio tempo con animali empatici, capaci di scegliere con chi stare e di dimostrare affetto. “Il gatto è un animale speciale – spiega la veterinaria Cristina Crosta – dico sempre che è come una bella donna da conquistare, ogni giorno. Magari gli presenti le pietanze più ricercate e lui ti snobba… Se sbagli, non ti perdona, devi ricominciare daccapo. È un amore che va conquistato un po’ per volta, una convivenza che si basa sul reciproco rispetto”.

In Italia viviamo con 7 milioni e mezzo di gatti. Gli esseri egoisti e individualisti per antonomasia – e mai errore fu più grossolano –  superano il numero dei cani come animali da compagnia (6 milioni e 900 mila). Secondo Carla Bernasconi, vicepresidente dell’Ordine nazionale dei veterinari “è un aumento al quale assistiamo da qualche tempo. E va di pari passo con la variazione dell’assetto familiareLa maggioranza dei pet nelle città sono felini. Facilmente il single sceglie il gatto, anche perché è apparentemente più facile da gestire”.

Sfatiamo il mito dell’animale indipendente “attaccato” alla casa. Indisponente, approfittatore, misterioso. Di questi tre aggettivi, teniamo buono solo l’ultimo, sub iudice. Chi vive con un gatto sa bene che non c’è nulla di più sbagliato. Il gatto ti viene incontro quando rientri e ti fa le feste forse meno vivacemente di un cane, ma con altrettanto vigore. Dialoga con gli umani cui permette di condividere la sua casa, ma stranamente, se trasloca, a parte il doveroso tempo di adattamento, non va in crisi perché si trova tra mura diverse. Altro mito sfatato. Da lato opposto, il gatto ha un gradissimo potere antistress, capace di abbassare la pressione arteriosa dell’essere umano.

Cane e gatto: chi è più intelligente? Anche qui si potrebbe aprire un dibattito lungo tutta la vita, in cui entrambi i fronti porterebbero argomenti a non finire. Così ci ha pensato Saho Takagi, psicologo dell’Università di Kyoto, che ha dimostrato come i mici siano bravi quanto i cani in alcuni test di memoria, “correlata alla funzione introspettiva della mente”. Crollano finalmente i luoghi comuni che “lo vogliono egoista, affezionato alla casa ma non alla persona”, aggiunge la comportamentalista Laura Borromeo che va oltre, affermando un assunto per cui l’indipendenza e l’autonomia felina sono un altro discorso da rivalutare in toto: “È errata, eppure ancora radicata, l’idea che i gatti siano più “facili” da gestire. Vanno intrattenuti e fatti giocare almeno quattro volte il giorno. Dobbiamo dedicare loro tempo, sono esseri viventi e senzienti. Tenere un gatto è un impegno”.

Un impegno che comporta responsabilità, cure, alimentazione sana, affetto – la maggior parte dei gatti adora le coccole – attenzione. Insomma, quando entra un gatto in casa non è lui che si deve adattare all’ambiente. Al contrario, essendo un animale curioso e capacissimo di infilarsi nelle situazioni più assurde, è importante mettere in sicurezza il luogo dove vive: dai giardini ai balconi, dalle finestre anta-ribalta o vasistas alle asciugatrici, lavatrici e via discorrendo.

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