Gli animali fanno parte, ormai, di quasi tutte le famiglie italiane. Tuttavia, molto spesso la presenza degli animali domestici in condominio genera occasioni di “fraintendimento” tra vicini.

In questo articolo troverete tutto ciò che c’è da sapere sulla normativa per far valere i vostri diritti e quelli dei vostri animali domestici.

Per quanto riguarda gli animali domestici in condominio, la norma che ha segnato la più recente e drastica svolta è la Legge 11 dicembre 2012, n. 220, recante Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici. Con tale legge viene modificato l’articolo 1138 del codice civile, aggiungendo la parte che recita: «Le norme del regolamento (condominiale) non possono vietare di possedere o detenere animali domestici».

Con questa legge si parla di animali “domestici” e non di animali “da compagnia”, mostrando l’intenzione del legislatore per l’inclusione di un numero di specie maggiore rispetto al cane e al gatto, come ad esempio criceti, furetti e conigli. Anche nel caso degli animali domestici in condominio, la legge si applica agli animali “di rimbalzo”, ovvero gli animali sono interessati dai diritti e dai doveri dei propri custodi e proprietari. Va sottolineato che molti condomini non hanno animali ma possono tuttavia assistere a problematiche relative agli animali altrui: problemi di convivenza e attriti fra condomini che peggiorano la qualità della vita dell’intero condominio, abusi o negligenza di condomini verso i loro animali, minacce o maltrattamenti di altri condomini verso gli animali in condominio (anche se non di proprietà, ma di passaggio nelle aree comuni, come ad esempio può capitare frequentemente con i gatti liberi). Cosa fare se un condomino lascia il cane tutto il giorno in balcone? Se un condomino minaccia di avvelenare i gatti che attraversano il cortile condominiale? Sono tutte situazioni che possono presentarsi anche a chi non è proprietario o custode di un animale.

Vediamo nel dettaglio i punti salienti della legge:

  • La Corte di Cassazione ha stabilito, emancipandosi definitivamente da concezioni premoderne, che gli animali devono essere riconosciuti come esseri senzienti. Con il decreto del 13 marzo 2013, si spiega che gli animali non devono essere collocati nell’area semantica delle “cose”, e che quindi il “il gatto, come anche il cane, deve essere considerato come membro della famiglia e per tali motivi va collocato presso il coniuge separato con regolamento di spese analogo a quello del figlio minore”. In materia di convivenza condominiale, i giudici hanno chiarito il “vero e proprio diritto soggettivo all’animale da compagnia nell’ambito dell’attuale ordinamento giuridico”. Quindi, una persona ha diritto all’animale da compagnia, anche in condominio.

I doveri dei padroni:

  • gli animali domestici in condominio non possono essere lasciati liberi nelle aree comuni senza le opportune cautele: in caso di cani, ad esempio, devono essere tenuti al guinzaglio e, se aggressivi, indossare la museruola;
  • i padroni devono garantire che gli animali domestici in condominio non ledano e non nuocciano alla quiete e all’igiene degli altri condomini;
  • i padroni non possono abbandonare gli animali per lungo tempo in casa o sul balcone: in tali casi è ipotizzabile il reato di omessa custodia (articolo 672 del codice penale).

I più comuni problemi di convivenza:

  • Si può chiedere l’allontanamento dell’animale dal condominio in caso di rumori molesti o odori sgradevoli, secondo l’articolo 844 del Codice civile (norme sulle immissioni intollerabili): in questo caso, chi contesta odori deve presentare al Giudice di Pace la richiesta per farli cessare. Sarà il Giudice a richiedere una perizia tecnica e a far applicare, dove possibile, tutte le contromisure tecniche perché il disturbo non sia più intollerabile. Il padrone dell’animale può trovarsi a versare un risarcimento, ma raramente nel caso di odori sgradevoli l’animale viene allontanato.
  • In caso di rumori molesti si può ipotizzare il reato di disturbo del riposo delle persone (articolo 659 del Codice civile). E’ un reato più grave, poiché è compreso anche nel Codice penale. Anche in questo caso ci si rivolge al Giudice che chiede una perizia da parte di personale qualificato. La lamentela viene accolta se la perizia dimostra che i rumori sono effettivamente presenti e sono continuati, causano problemi psico-fisici (dimostrati da certificato medico) ai vicini, e se vi sono testimoni disposti a comparire di fronte ad un giudice.
  • L’accesso alle parti comuni e altre disposizioni a discapito degli animali: in alcuni condomini, le assemblee deliberano regolamenti che vietano l’uso di alcune aree comuni, come scale, giardini, ascensore, agli animali anche correttamente custoditi (tenuti al guinzaglio etc.). Se la discussione dei divieti non era esplicitamente indicata nell’ordine del giorno ma era compresa fra le “varie ed eventuali”, è automaticamente nulla e basta comunicarlo all’amministratore condominiale tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Se invece è stata discussa e approvata, si può farla annullare presentando ricorso al Giudice di Pace entro 30 giorni dalla delibera, se si è dissenzienti o astenuti, o entro 30 giorni dalla ricezione del Verbale per chi era assente all’assemblea.
  • Minacce verso animali: nessuno, anche se disturbato dalla presenza di un animale, può maltrattarlo o ucciderlo. Ciò vale anche per condomini e vicini di casa che manifestassero cattive intenzioni verso animali di proprietà di altri condomini o animali che si trovino a passare per le parti comuni. In questo caso si sporge denuncia alla Polizia Municipale, alla Polizia di Stato, ai Carabinieri, o al Corpo Forestale dello Stato: se non si conosce l’identità del malintenzionati si può sporgere denuncia contro ignoti. Si ricorda anche che secondo il Testo Unico delle Leggi Sanitarie è vietato per legge l’uso di veleni, esche avvelenate e bocconi avvelenati, punito con la reclusione fino a 2 anni, ed è vietata anche la detenzione di esche e bocconi avvelenati.

Come ci si comporta se si è testimoni di reati contro gli animali o di lesione dei loro diritti garantiti per legge? Si sporge denuncia presso:

  • Polizia Municipale
  • Polizia di Stato
  • Carabinieri
  • Corpo Forestale dello Stato

La denuncia va presentata a mano (non usate fax o raccomandate). In alternativa ci si può rivolgere ad enti e associazioni animaliste attive sul territorio, che si possono occupare anche di fornire una consulenza per questi casi.

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fonte: studiocataldi

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