E’ il gatto ad aver “addomesticato” noi, e non il contrario.

Quello che è da tempo un sospetto inconfessabile per i proprietari di gatti, elargitori di un amore profondo e incompreso, è oggi confermato nel saggio The lion in the living room: how house cats tamed us and took over the world  (Il leone in soggiorno: come i gatti ci hanno addomesticato e hanno conquistato il mondo. ed. Simon & Schuster, pp. 256, euro 12,99). Lo ha scritto la giornalista scientifica americana Abigail Tucker, firma dello Smithsonian Magazine e delle raccolte Best American Science Writing).

Come abbiamo potuto diventare schiavi di questi adorabili felini?
Gli scienziati sanno che i gatti, a differenza dei cani, sono animali soltanto parzialmente addomesticati. Lo si vede anche anatomicamente: i gatti di oggi sono identici ai gatti di 50.000 anni fa. Invece specie più addomesticate hanno segni precisi, come le orecchie pendule nei cani, o le corna più corte nelle mucche di oggi rispetto ai bovini dell’antichità.

E ci sono buone ragioni che fanno dei gatti dei pessimi candidati per l’addomesticamento: non hanno istinto gregario, necessitano di una dieta di alta qualità, visto che mangiano solo carne, ed è difficile confinarli in un luogo perché hanno bisogno di spazi e non hanno istinto gregario. Essendo carnivori obbligati, perché incapaci di sintetizzare in proprio alcuni aminoacidi che devono ricavare dalla carne altrui, hanno bisogno – in natura – di vasti spazi dove poter predare senza interferenze da parte dei loro consimili. Ma l’essere predatori solitari li rende anche indifferenti, per lo più, alla nostra compagnia.

Solo indifferenti, o anche nostri “addomesticatori”?
Qualcosa a metà. E’ interessante notare come un animale che non ha un grande bisogno di comunicare con gli altri, abbia sviluppato – a forza di tentativi ed errori – una forma di comunicazione con noi come il miagolio: i gatti selvatici non miagolano né fanno le fusa. E’ ragionevole supporre che questi versi siano, in pratica, comandi originatisi appositamente per ottenere cibo da noi e, più in generale, manipolarci a loro vantaggio.

Convivendo con noi, il gatto non è diventato più docile?
Nelle addomesticazioni forzate, come quelle della mucca e della pecora, l’uomo ha selezionato nel tempo le bestie più tranquille e miti. E attraverso le generazioni quest’opera ha portato i suoi effetti. Nel caso dei gatti la cosa è meno chiara: a parte eccezioni relativamente recenti, come i gatti “ragdoll” selezionati per la loro affettuosità verso l’uomo, i tratti che hanno fatto avvicinare i gatti all’uomo nel corso della nostra storia non sembrano essere i tratti della docilità, quanto quelli del coraggio. I nostri mici non hanno problemi a venire vicino a giganti come noi non perché siano docili, ma – al contrario –  perché sono spavaldi.

E però come si spiega questa convivenza che dura da millenni?
I gatti hanno deciso di loro iniziativa di starci attorno. E’ successo, con ogni probabilità, dopo l’invenzione dell’agricoltura.
Quando l’umanità ha iniziato ad ammassare riserve alimentari sovrabbondanti in dispense e granai. Attirando i topi. E’ allora che i gatti hanno capito che starci vicini poteva essere vantaggioso. Non li abbiamo catturati noi, sono loro che hanno deciso di avvicinarsi. E poi, certo, da parte nostra siamo stati entusiasti di avere presso di noi queste graziose macchine sterminatrici di roditori. Ma anche in questo loro ruolo classico – che poi è l’unico “lavoro” che fanno per noi, mentre i cani, ad esempio, si rendono utili in molti altri modi – i gatti sono sopravvalutati: gli scienziati, se vuoi liberarti dai topi, ti consigliano un cane della varietà “Rat Terrier” piuttosto che un gatto. Perché il gatto, assai più volubile e indipendente, non è che si trovi sempre dell’umore appropriato per mettersi a cacciare topi…

 

fonte: repubblica

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