Alcuni sostengono che il gatto abbia 7 vite, altri 9…ma dove sta la verità? Ma soprattutto, come mai tutte queste credenze riguardo l’”immortalità” del gatto?

Fin dall’antichità a questo animale venivano attribuiti poteri magici, era considerato un essere sacro, una divinità, forse per questa sua aria d’indipendenza, la capacità di muoversi e vedere nelle tenebre, di essere presente ma non farsi notare, la sua grande sensibilità…tutto questo lo ha sempre circondato da un alone di mistero. Ma il gatto, come qualsiasi essere vivente sulla Terra, dispone di una sola vita (a meno che non si creda nella reincarnazione), solo che per alcune sue caratteristiche fisiche e capacità di movimento che lo preservano spesso anche in situazioni piuttosto pericolose, viene visto come un essere quasi immortale.

Sicuramente avete assistito alle quotidiane acrobazie nelle quali il vostro gatto si cimenta, arrampicandosi ogni dove, saltando nuovamente a terra per poi “scalare” per l’ennesima volta un armadio o l’albero del vostro giardino; e tutta con una sorprendente disinvoltura. Questo animale è un equilibrista nato, non ha paura delle altezze. Ma questo non basta a preservarlo dai pericoli, e quindi basta che metta una “zampa in fallo” per ritrovarsi a volare nel vuoto, spesso da notevoli altezze: un gatto che attratto da un uccellino si sporge troppo da un cornicione, quello che cammina abitualmente sul davanzale, ma che durante una giornata più ventosa non riesce a mantenere l’equilibrio, ecc ecc ecc Basta una piccola distrazione e l’incidente è garantito. Ma come è possibile che molti di loro, a seguito di una caduta dall’alto, rimangano illesi, o al massimo subiscano poche o fratture multiple, riuscendo comunque a salvarsi? Forse è per questo che nella credenza popolare ha portato a pensare che il gatto ritornasse in vita anche dopo un incidente importante.

Il gatto ha una colonna vertebrale particolarmente flessibile che gli permette di compiere delle torsioni coordinate durante la caduta, ampi movimenti che coinvolgono anche testa e zampe; la struttura delle vertebre e come si uniscono tra loro permettono inoltre di ammortizzare l’urto con il terreno; gli stessi cuscinetti plantari, morbidissimi, permettono di attutire il colpo. Questa capacità del gatto viene definito riflesso verticale. Si credeva che anche la coda fosse coinvolta, ma a quanto sembra funge solamente da timone, comunque non indispensabile, infatti si è visto che anche gatti che ne sono privi sono ugualmente in grado di compiere questo complicato movimento. Le altre caratteristiche fisiche che permettono al gatto di ridurre i danni da caduta sono le sue ridotte dimensioni, lo scheletro leggero e il pelo folto: queste permettono di ridurre la loro velocità limite, che è di 100 km/h (quella di un uomo in caduta libera è invece di 210 km/h…bella differenza!). Il movimento è inoltre così veloce e si completa anche per altezze minime di 60-70 cm. Inoltre il gatto, una volta raddrizzato, allarga le zampe in modo da aumentare la resistenza e rallentare la caduta (una sorta di paracadute).

Il riflesso verticale inizia a comparire intorno alle 3-4 settimane di vita, per perfezionarsi intorno alle 7 settimane.

Il riflesso verticale aumenta le possibilità che un gatto rimanga illeso dopo una caduta dall’altro, ma non sempre questo si verifica. In uno studio del 1987 pubblicato sul Journal of the American Veterinary Medical Association, di 132 gatti portati al New York Animal Medical Center dopo essere caduti da dei palazzi, si è visto che le lesioni riportate aumentavano con l’altezza fino a circa 7 piani, oltre ai quali invece diminuivano.

Anche se miracolati, i gatti che cadono dall’alto possono riportare lesioni gravi, infatti seppur sono in grado di pilotare la loro posizione di atterraggio non sono certo indistruttibili (e non possiedono quelle 7 o 9 vite come vuole la leggenda): possono infatti riportare fratture alle ossa, rottura del palato molle, ernia diaframmatica, rottura di alcuni organi interni come la vescica…quindi non bisogna mai sottovalutare eventuali pericoli, agendo invece d’anticipo, prevenendo: sarebbe consigliabile quindi mettere in sicurezza balconi, finestre, davanzali, e se doveste sorprendere il vostro gatto camminare in zone a rischio, non urlate per richiamarlo, perchè spaventandosi potrebbe perdere l’equilibrio (l’alternativa valida sarebbe quella di attirarlo con un giochino o un bocconcino di cui è ghiotto).

Nel caso il vostro micio dovesse cadere, portatelo immediatamente dal veterinario, muovendolo con molta molta attenzione, e vedendo come esso reagisce; questo anche se all’apparenza non riporta evidenti lesioni, perchè l’urto col suolo potrebbe aver causato danni interni: il veterinario si preoccuperà di effettuare una visita accurata, una lastra totalbody ed eventualmente settoriale (ad esempio agli arti) se sospetta una frattura, un’eventuale ecografia per controllare ad esempio gli organi interni; in caso fosse necessario si dovrà intervenire chirurgicamente. Sarebbe meglio tenere il gatto in osservazione per almeno le prime 24 ore dall’incidente, se possibile ospedalizzandolo; bisogna tenere in considerazione anche il fatto (e non meno importante) che si tratta comunque di un animale sotto shock (spesso dopo la caduta, e naturalmente se riescono a muoversi, si nascondono in qualche angolo del giardino o della strada a causa dello spavento, rendendosi introvabili dagli stessi proprietari).

 

fonte: greenme

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