Il gatto è da sempre considerato portatore di poter sovra-umani, date le sue capacità da felino. Il gatto, infatti, si serve di un apparto visivo e uno uditivo fenomenali.

Ma il gatto si serve più dell’olfatto o della vista?

Si sa da tempo che l’olfatto è uno dei sensi felini più sviluppati. Gli studi rivelano che un gatto domestico ha una capacità olfattiva quattordici volte più potente di quella umana. Eppure una ricerca dell’University of Lincoln, in Usa, sovverte questo paradigma sostenendo che il senso più sviluppato di Micio è la vista.

Per arrivare a queste conclusioni gli scienziati hanno dato la possibilità ad alcuni gatti all’interno di un labirinto di raggiungere una fonte di cibo basandosi su immagini e “profumi”; così è stato possibile appurare che i felini si muovono soprattutto in funzione dei dati elaborati a livello visivo. Si è consci del fatto che la vista di Micio è molto progredita –i gatti vedono benissimo con un sesto della luce necessaria all’uomo – tuttavia è questa la prima volta che viene messa in risalto la sua attitudine visiva a discapito di quella olfattiva.

Il fenomeno si differenzia dal mondo canino dove l’attività olfattiva è sicuramente molto più importante di quella visiva. «Siamo soliti pensare che i gatti siano influenzati soprattutto dagli odori», dice Daniel Mills, ricercatore presso l’University of Lincoln, «ma probabilmente questa prerogativa è appannaggio del mondo degli animali domestici». In pratica i gatti imparano a riconoscere gli odori e si lasciano influenzare da essi, tuttavia in ambito selvatico è presumibile supporre che il ruolo visivo abbia un impatto molto più significativo rispetto a quello esplicato da tutti gli altri “superpoteri”.

Indubbiamente la vista dei felini è nota per essere eccezionalmente efficace. Non è solo una questione legata alla capacità di scrutare gli orizzonti notturni, ma anche quella di poter sfruttare un campo visivo assai ampio, di oltre duecento gradi, che grazie alla mobilità della testa arriva in pratica a fotografare ogni angolo intorno a sé.

fonte: rivistanatura

 

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